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L’indipendenza energetica a portata di... tetto

Con la creazione delle Comunità Energetica Rinnovabili l’Italia può fare un passo importante verso il rafforzamento dell’autonomia energetica e per raggiungere l’obiettivo del 30% di energia prodotta da fonti rinnovabili previsto dal piano Energia Clima 2030 grazie alla disponibilità di tetti e terreni e all’ottimo irraggiamento solare di cui gode. Ci sono già esempi di realizzazioni che potrebbero creare benefici concreti a tutti i soggetti coinvolti. Alberghi e RSA sono i primi soggetti a poter sviluppare questa soluzione, ma non solo. MCE Lab traccia il percorso fattibile che può e deve partire subito e la proposta della costruzione di un tavolo congiunto con Amministrazioni locali, utility ed ESCo.

Milano, 20 luglio 2022 - In un periodo in cui l’indipendenza energetica è l’argomento di maggior attualità e terreno di scontro politico e tecnico, MCE Lab ha fatto un’analisi delle soluzioni concrete per incrementare la produzione di energia elettrica in Italia, con l’attenzione all’ambiente che la discussione derivata dalla crisi russo-ucraina ha messo un po’ in secondo piano. Ricordando che attualmente la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia è il 19%, con una potenza installata pari a 60,8 GW, quindi a consumi stabili dobbiamo incrementarla di altri 35 GW nei prossimi 7 anni.

Esiste già una soluzione realizzabile per incrementare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, si chiama Comunità Energetica Rinnovabile (CER). In vista della riduzione delle emissioni di carbonio nel settore elettrico prevista per il 2050, si stima che 264 milioni di cittadini dell’Unione Europea si uniranno al mercato dell’energia come prosumer (acronimo di produttore e consumatore), generando fino al 45% dell’elettricità rinnovabile complessiva del sistema. In pratica, il prosumer possiede un proprio impianto di produzione di energia - tipicamente fotovoltaica e/o microeolica - della quale ne consuma una parte. La rimanente quota di energia può essere immessa in rete, scambiata con i consumatori fisicamente vicini o anche accumulata in un apposito sistema e restituita quando è necessaria. La CER è una coalizione di utenti che, tramite la volontaria adesione a un contratto, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno più impianti energetici rinnovabili locali, fornendola a prezzi accessibili a chi ne fa parte.

La burocrazia fino ad adesso non ha aiutato lo sviluppo delle CER, ma la recente normativa che semplifica l’iter va nella direzione giusta ed auspicata, infatti con il decreto energia dell’1 marzo 2022, l’installazione dei pannelli solari fotovoltaici (e anche termici) in edifici e strutture fuori terra viene considerata manutenzione ordinaria e non più straordinaria, riducendo drasticamente l’iter burocratico. Dopodiché ci sono già realtà che costruiscono le CER “chiavi in mano” con vantaggi per tutti i soggetti coinvolti. PlanGreen è uno di questi e opera principalmente nel settore dell’ospitalità e della PA: “Le Comunità Energetiche Rinnovabili funzionano molto bene coinvolgendo consumatori stagionali, come gli alberghi delle località balneari, e/o non continuativi, come le scuole e in generale gli edifici pubblici. – dichiara Paolo Pizzolante, Presidente di PlanGreenIl progetto parte dall’analisi della disponibilità delle superfici su cui installare i pannelli fotovoltaici (tetti e terreni), con questi dati calcoliamo la potenza che possiamo produrre, i consumi delle strutture su cui collochiamo i pannelli e quanti famiglie possiamo collegare alla Comunità per offrire loro energia elettrica gratuita con un conseguente abbassamento dei costi totali.

I vantaggi sembrano evidenti, ma quindi perché questa ottima soluzione è ancora limitata a pochi esempi? Alla domanda risponde ancora Pizzolante: “Ciò che ha frenato lo sviluppo delle CER fino ad ora è l’iter burocratico, ed è il motivo per cui GreenPlan si è strutturata per offrire un servizio completo “chiavi in mano”: identifichiamo le strutture primarie da collegare, facciamo tutti gli studi di fattibilità fino ai calcoli preventivi di produzione, consumo e quindi vantaggi economici per la CER; dopodiché realizziamo l’operazione in tutti i suoi aspetti, compresa la manutenzione nel tempo.”

Un progetto concreto di CER vede il coinvolgimento di 5 alberghi e 140 famiglie, dove sui tetti degli alberghi si prevede l’installazione di pannelli solari per una potenza di 165 kW di picco, che apporta vantaggi per tutti: una riduzione del consumo di energia elettrica dalla rete di oltre il 30%, che nel periodo invernale di chiusura degli alberghi la produzione si trasforma addirittura in reddito, e le famiglie hanno un risparmio di circa il 15% sul costo delle bollette. “Con gli incentivi ventennali previsti dalla legge si tratta di numeri importanti. – conclude Pizzolante – Stiamo parlando di un risparmio di circa 400.000 € per gli alberghi e 2.000 € per ogni famiglia e il tutto senza aver avuto nessun costo, nessuna manutenzione da fare ai pannelli fotovoltaici e nessun cambiamento di impianto per i soggetti coinvolti, in quanto c’è una realtà come PlanGreen che investe e si prende la responsabilità di gestire la comunità.



Un aiuto in questa direzione arriva anche dal piano REPowerEU che prevede l'obbligo sui tetti dei nuovi edifici pubblici, commerciali e residenziali per un totale di 600 GW di nuova potenza entro il 2030, per il quale saranno stanziati circa 300 miliardi di euro.

Sicuramente per raggiungere gli obiettivi fissati dai piani europei di sviluppo, ma anche dal nostro Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR) ci sarà da lavorare su innovazione, integrazione e rinnovabili anche sul costruito. – afferma Annalisa Galante, Coordinatrice scientifica di That’s Smart e consulente di MCE Lab, la piattaforma di MCE Mostra Convegno Expocomfort dedicata ai temi del comfort residenziale, dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale – Per farlo potremmo cominciare dagli edifici che già raggruppano cittadini che condividono spazi comuni: i condomini, che vengono considerati “autoconsumi collettivi”. Sulla scorta delle riqualificazioni messe in atto dal superbonus, i prossimi due anni sono il momento giusto di agire per creare delle CER, anche perché molte realtà si stanno muovendo per incentivare questa nuova forma di produzione decentrata, ne sono un esempio il bando Alternative di Fondazione Cariplo o la legge regionale lombarda 2/2022, che ha stanziato 22 milioni di euro a supporto delle CER, in particolare per l’acquisto e installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.”

Ma se la soluzione c’è, a portata di tetto, perché sono ancora così poche le Comunità Energetiche Rinnovabili e chi deve e/o può intervenire per accelerare il processo che sarebbe così virtuoso per l’Italia? Risponde Annalisa Galante: “Le cause della lentezza dello sviluppo delle CER sono certamente più d’una, in primis il ritardo nella stesura dei provvedimenti attuativi necessari a garantire l’attuazione delle disposizioni del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 (RED II), la cui scadenza è abbondantemente superata, fissata entro 90 giorni dalla data del decreto, e che con una delibera del 22 marzo 2022 è stato procrastinato entro la fine del 2023. Ritardi attuativi a parte, si tratta certamente di un processo che vedendo più soggetti coinvolti non è facile da attuare, dopodiché c’è una mancanza di comunicazione da parte dei soggetti coinvolti, iniziando dall’Amministrazione pubblica, che fatica a essere incisiva su progetti tecnici che coinvolgono gruppi di singoli cittadini; ma soprattutto il Superbonus del 110% ha monopolizzato l’attenzione e le attività di quei soggetti che si potrebbero far promotori di questo sviluppo. Possiamo dire che fra i limiti delle norme del Superbonus 110% c’è quello di non aver pensato allo sviluppo organico dell’efficientamento energetico: vanno bene il cappotto, la facciata ventilata, la sostituzione dei sistemi impiantistici vetusti e il pannello fotovoltaico, ma lo sviluppo delle CER, in un programma più integrato di interventi, darebbe dei benefici strutturali certamente maggiori e duraturi nel tempo. Ci vorrebbe un tavolo che vedesse operare congiuntamente i facilitatori della transizione energetica: dalle Amministrazioni pubbliche locali (il ruolo dei Sindaci è basilare), alle utility che possono promuovere nuove forme di gestione dell’energia, fino agli amministratori di condominio come “ambasciatori” dell’informazione legislativa sulle CER e sull’autoconsumo collettivo e le ESCo, da sempre in campo per sviluppare concretamente i progetti di green management.

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